Il segreto della longevità

Sono innumerevoli le storie di persone che raggiungono i 100 anni, e le loro abitudini quotidiane spesso contraddicono i consigli convenzionali su dieta, esercizio fisico e consumo di alcol e tabacco. Eppure, decenni di ricerche dimostrano che ignorare questi consigli può influire negativamente sulla salute di molte persone e accorciare la loro vita. Al tempo stesso ci sono persone giovani che vengono colpite da tumori incurabili. Quanto l’invecchiamento dipende da noi e quanto dai nostri geni è una domanda da un milione di dollari a cui la scienza sta cercando di dare una risposta.

Diverse ricerche suggeriscono che raggiungere gli 80 o addirittura i 90 anni è in gran parte sotto il nostro controllo.
Si sono analizzati gli stili di vita rispetto a una serie di 8 comportamenti “sani”: seguire una dieta sana, fare regolare attività fisica, dormire bene, gestire lo stress, avere relazioni forti e non fumare, non abusare di oppioidi e non eccedere nel bere. Nel complesso è emerso che seguire tutti e 8 i consigli porta a un rischio significativamente più basso di mortalità prematura e a un’aspettativa di vita stimata più lunga rispetto a chi aveva abitudini meno sane.

Invecchia più in salute chi comincia sin da giovane ad avere uno stile di vita sano, anche se correggersi in corsa porta comunque dei benefici. Infatti, smettere di fumare si traduce in un vantaggio in termini di potenziali anni di vita, sia che si smetta a 35 anni che a 75 anni.
Anche l’adesione a 5 fattori di stile di vita a basso rischio (non fumare, peso sano, attività fisica regolare, dieta sana e consumo moderato di alcol) potrebbe prolungare la speranza di vita rispetto agli individui che non adottano nessuno di questi fattori.

In realtà diversi studi hanno rivelato che molte persone con vite eccezionalmente lunghe non hanno abitudini più salutari rispetto alla media degli americani. Eppure, vivono più a lungo e hanno tassi inferiori di malattie legate all’età, come malattie cardiache, cancro e demenza.

Sembra però che i centenari raggiungano questo traguardo grazie alla loro capacità genetica di sopravvivere, ritardare o evitare le malattie in misura maggiore rispetto a chi vive meno a lungo. Infatti, i centenari non solo ritardano, ma talvolta evitano, molte delle malattie legate all’età, piuttosto che sopravvivere a esse per un periodo maggiore. I centenari presentano tassi di malattia più bassi fin da età più giovani rispetto ai loro coetanei meno longevi.

In media, le famiglie di centenari mostrano profili di invecchiamento più sani rispetto alle popolazioni di riferimento, anche se si osserva una notevole eterogeneità tra le famiglie, alcune delle quali presentano una cognizione eccezionale, altre una forza di presa superiore alla media, altre ancora una funzione polmonare eccezionale, con pochissima sovrapposizione tra queste famiglie.

Esiste una forte ereditarietà per i principali fenotipi di invecchiamento sano, sia trasversalmente che longitudinalmente, suggerendo che almeno parte di questa protezione potrebbe essere genetica. Tuttavia, poca della variazione in questi fenotipi ereditabili è spiegata dal genoma comune, il che potrebbe indicare che varianti protettive rare per fenotipi specifici siano presenti in alcune famiglie selezionate. Alcuni geni sembrano influenzare il processo stesso di invecchiamento.

Uno dei principali benefici di questi geni longevi potrebbe essere quello di contrastare comportamenti poco salutari. Confrontando i figli dei centenari con una popolazione di controllo, si è rilevato che, tra i due gruppi, quelli con uno stile di vita sano avevano una prevalenza simile di malattie cardiovascolari. Ma tra quelli con stili di vita poco salutari, i figli dei centenari avevano comunque bassi tassi di malattia, mentre nel gruppo di controllo non era così.
Gli esperti hanno sottolineato che molti di questi geni sono molto rari, probabilmente presenti in meno dell’1% della popolazione. (Probabilmente non è un caso che una percentuale altrettanto piccola di persone arrivi ai 100 anni.) Non esiste nemmeno un singolo gene che offra protezione contro tutto l’invecchiamento e le malattie legate all’età; è più probabile che siano centinaia di geni a combinarsi per fare la differenza.