La ricerca, lo sviluppo e la valorizzazione del talento sono fondamentali nel mondo del lavoro per ottenere risultati eccellenti e formare team ad alto rendimento.
Il concetto di talento e il suo significato negli ultimi anni è diventato tema sempre più centrale nei dibattiti e nelle discussioni che animano e accendono le discussioni legate al mondo del lavoro e allo sviluppo delle risorse umane.
E le discussioni si animano ancora di più quando il concetto di talento viene legato alle nuove generazioni, alle aspettative che riponiamo nei nuovi entrati nel mondo del lavoro.
E ciò avviene perché le persone di talento rappresentano una ricchezza: figure che apportano valore e che possono operare in modo più sostenibile rispetto ad altre. Più riusciamo ad attrarre persone talentuose, maggiori saranno le probabilità di ottenere risultati eccellenti e di formare team ad alto rendimento.
È però importante distinguere il talento (proprietà di un individuo) dalle abilità apprese: mentre le abilità si acquisiscono attraverso l’apprendimento e la pratica, il talento è una capacità innata che può essere affinata nel tempo. Le abilità rappresentano la competenza nello svolgere un determinato compito in modo efficiente ed efficace, sviluppata attraverso l’esercizio e l’esperienza. Il talento, invece, è una predisposizione naturale che facilita l’acquisizione e l’espressione di tali abilità. Ecco perché ne siamo assetati, perché è abbondante in chi lo possiede e permette di esprimere il meglio di sé.
Dunque, possiamo concordare che il talento è necessario nei luoghi di lavoro?
Se è evidente la necessità della ricerca di questa scintilla interna è altrettanto importante cercare di capire che non sempre è facile far emergere il proprio talento all’interno del luogo di lavoro. La risorsa potrebbe non sentirsi pronta, potrebbe mancare la fiducia dei colleghi, l’ambiente potrebbe non essere ancora sufficientemente ricettivo, le attività da svolgere potrebbero contenere questa propagazione. L’abilità di un buon manager si può misurare anche in questo: quanti talenti siamo riusciti a far emergere e non disperdere? Quanto abbiamo contribuito alla diffusione e ottimizzazione del talento dei nostri collaboratori o colleghi?
Comprendere i bisogni e le necessità delle nuove generazioni diventa fondamentale se si vogliono valorizzare e trattenere le persone di talento che abbiamo tra le mani. Abbiamo valori diversi, percezioni diverse, prospettive diverse. Se non ne siamo consapevoli, come possiamo valutare un talento?
Le principali ragioni che incidono sulla permanenza all’interno di un contesto di lavoro: mantenere un buon equilibrio tra lavoro e vita privata, avere opportunità di apprendimento e sviluppo (spoiler: un talento si sente valorizzato quando qualcuno crede e investe sulla sua crescita, sul suo futuro), ottenere un salario elevato o altri benefici finanziari, lavorare in ambiente di lavoro positivo, fruire di orari flessibili e/o di una settimana ridotta, un purpose.
Il primo motivo di abbandono di un’organizzazione è legato allo stipendio, ritenuto non sufficientemente alto.
Dedicare tempo e attenzioni alle persone talentuose provando a coniugare quanto sopra elencato con le necessità aziendali, avere un rapporto diretto, ascoltare e capire il diamante grezzo che abbiamo tra le mani ci permette di poter coniugare la nostra ricerca di talento alla soddisfazione ed espressione pura dello stesso.
Insomma, se la corsa ai talenti è abbondantemente aperta, chi è disposto ad investire in modo concreto e dedicato ottiene un vantaggio significativo.