IA e lavoro

L’Intelligenza Artificiale (IA) continua ad avanzare con un ritmo sfrenato e professionisti di ogni settore si chiedono se verranno sostituiti dalla tecnologia. Nessuno, dagli assistenti ai consulenti, si sente al sicuro. La paura che la tecnologia renda il lavoro umano obsoleto non è nuova. Più di due secoli fa, i lavoratori tessili dell’inizio del XIX secolo, protestarono contro i telai meccanizzati e le macchine da maglieria, temendo che queste macchine infernali avrebbero rubato loro il lavoro, rendendo impossibile la sussistenza.

In effetti, gli esseri umani non sono molto bravi a prevedere il futuro della tecnologia. Basti pensare al panico generato dal Millennium Bug che non ha dato luogo proprio a un bel niente.  Tuttavia, la storia ha dimostrato ripetutamente che la tecnologia non rende le persone obsolete, ma sostituisce alcuni lavori e, in aggiunta, ne crea di nuovi, portando a crescita economica e aumento dell’occupazione.

In questo clima dominante di panico di fronte a un IA sempre più capace e intelligente, molti economisti, adottano tuttavia una prospettiva più ottimista, sostenendo che l’IA creerà nuove professioni, portando a un vero e proprio rinascimento nel mondo del lavoro.

Affrontiamo il pessimismo: in primis, questa visione nasce anche dal fatto che è più facile identificare i lavori che l’IA potrebbe sostituire piuttosto che prevedere quelli che creerà.

In secondo luogo, uno dei principi più importanti dell’economia è che non esiste un numero fisso di posti di lavoro. Questo concetto dimostra che il lavoro non scompare, ma si trasforma, in quanto nuovi problemi generano nuove opportunità occupazionali. Finché esisteranno problemi da risolvere, l’ingegno umano inventerà nuovi lavori che se ne occupino.

Ci sarà quindi un rinascimento nel mondo del lavoro con la creazione di nuove professioni in almeno cinque aree principali.

L’efficienza generata dall’IA renderà alcuni servizi ripetitivi e monotoni, più economici. L’introduzione dell’IA non rende il personale umano superfluo, ma ne utilizza il potenziale in modo più efficiente, riservando il suo intervento per la risoluzione di problemi più complessi e la gestione di incongruenze o anomalie segnalate dall’IA.

Un esempio storico è quello delle banche: l’automazione degli sportelli ha permesso ai cassieri di concentrarsi su consulenze, risoluzione di problemi complessi e vendita di servizi finanziari che le macchine non potevano gestire.

L’evoluzione tecnologica trasforma i comportamenti sociali, creando opportunità di lavoro imprevedibili. L’IA potrebbe, ad esempio, portare a nuove forme di intrattenimento, comunicazione e consumo, creando lavori che oggi non possiamo ancora immaginare.

L’IA non funziona da sola, o almeno non ancora. Ha bisogno dell’intervento umano per essere sviluppata, addestrata, ottimizzata e mantenuta.

Stanno già nascendo nuove figure professionali come specialisti in etica e sicurezza dell’IA, ingegneri dei prompt, esperti di integrazione dell’IA, programmatori e imprenditori nel settore tecnologico ed è verosimile vedere un incremento esponenziale di professioni di questo tipo. Infatti, proprio come l’automobile ha creato lavoro per assemblatori, costruttori di strade, meccanici e benzinai, l’IA richiederà tecnici per la manutenzione e creerà occupazione anche in settori correlati come la gestione e lo sviluppo dei data center.

I nuovi sviluppi nell’IA accresceranno anche la richiesta di esperti in informatica, bioingegneria e altri settori tecnologici avanzati.

L’IA aiuterà a colmare la carenza di lavoratori in settori critici come sanità ed educazione, automatizzando attività amministrative e fornendo nuovi strumenti.  Ad esempio, gli insegnanti potranno concentrarsi su lezioni su misura per gli alunni, mentre l’IA assisterà nella valutazione e nella pianificazione didattica.

Infine, l’IA presenta ancora troppi limiti per giustificare il timore di chi pensa di venire sostituito da una macchina. Per cominciare l’IA soffre di allucinazioni, vere e proprie invenzioni di fatti ed eventi inesistenti, di eccessiva sicurezza e difficoltà nel generalizzare concetti. Basandosi esclusivamente su probabilità statistiche, infatti, non ha la capacità di distinguere realmente tra “vero” e “falso”. Inoltre, l’IA non possiede consapevolezza contestuale, senso dell’umorismo, sarcasmo o capacità di ragionamento etico, rendendola inadatta a compiti che richiedono sensibilità culturale o valoriale.

Nel corso della storia, gli esseri umani hanno ridefinito il proprio ruolo in base ai cambiamenti economici. Una volta eravamo agricoltori, poi operai. Ma il valore umano non si limita alle capacità intellettuali: comprende etica, empatia e flessibilità, per questo le persone continuano a preferire un terapista umano (magari accessibile in remoto) e i bar prosperano nonostante l’ubiquità dei distributori automatici.

Meccanizzazione, elettrificazione e automobili hanno sconvolto settori interi, ma alla fine hanno generato più posti di lavoro di quanti ne abbiano eliminati. L’IA seguirà lo stesso percorso. Sebbene la paura della disoccupazione tecnologica sia comprensibile, la storia suggerisce che l’evoluzione economica porta alla creazione di nuovi lavori con modalità che non possiamo ancora prevedere. Per questo vivremo un vero e proprio rinascimento del lavoro, dove la tecnologia fornirà un nuovo trampolino di lancio per la prosperità.