Con l’arretramento delle principali malattie fisiche, in particolare di quelle infettive, che avevano afflitto la società fino alla seconda metà del XX secolo, i giovani di oggi sono diventati i più sani dal punto di vista fisico di tutto il corso della storia umana; la loro salute mentale nelle due ultime decadi è però peggiorata, come testimoniano le statistiche di tutto il mondo.
La drammatica situazione attuale dovrebbe farci riflettere sul riformare l’approccio alla salute mentale giovanile, puntando su prevenzione, intervento precoce e una comprensione più profonda delle specificità di questa fascia d’età.
Tra i molti studi, quello più allarmante riguarda la salute e il benessere mentale in quanto ha mostrato un aumento del 50% rispetto al 2007 nella prevalenza di disturbi mentali nelle persone di età compresa tra 16 e 24 anni, che hanno raggiunto un tasso di prevalenza annuo del 39% nel 2020-22, mentre la prevalenza si spinge fino quasi al 50% nelle giovani donne.
Complessivamente i disturbi mentali sono oggi responsabili di almeno il 45% dell’onere complessivo delle malattie nei soggetti di età compresa tra i 10 e i 24 anni e sono tra le principali cause di disabilità in questa fascia d’età.
Bisogna peraltro precisare che da molto tempo si sa che le malattie mentali hanno un picco di età di insorgenza intorno ai 15 anni, e che circa il 63-75% delle malattie mentali si manifesta entro i 25 anni, il ché rappresenta l’inverso epidemiologico delle malattie fisiche. È pure risaputo che se non vengono trattate in modo efficace, sono una fonte permanente di sofferenza. Inoltre, la malattia mentale è, tra le malattie non trasmissibili, la più grande fonte di perdita di prodotto interno lordo (PIL) a livello globale.
Non foss’altro che per questo stringente motivo economico, se non per umanità, si potrebbe pensare che le nazioni più industrializzate e benestanti si siano da tempo attrezzate per sconfiggere o, ancor meglio, prevenire questo flagello, che affligge, come spesso retoricamente si dice, “il nostro futuro”.
Ebbene solo il 2% del budget sanitario globale è dedicato alla salute mentale e, anche nei Paesi più ricchi, viene fronteggiata meno della metà dei bisogni, il ché rende la qualità della salute mentale mentale di gran lunga inferiore a quella dell’assistenza sanitaria fisica.
Inoltre poiché i disturbi psichici insorgono in gran parte, come visto, proprio tra i 14 e i 25 anni, a cavallo dunque dell’età (generalmente 18 anni) che definisce la soglia tra neuropsichiatria infantile e psichiatria degli adulti, il passaggio del trattamento da uno specialista all’altro è tutt’altro che facile e scontato.
Quand’anche i giovani ricercano un trattamento, devono affrontare lunghi tempi di attesa a causa dell’elevata domanda e della scarsità di terapeuti e risorse. L’attesa per le cure è associata a un deterioramento della propria salute mentale. Per i fortunati che riescono ad accedere ai servizi, la qualità delle cure è a dir poco frammentaria e i tassi di abbandono sono elevati.
E i numeri, si sa, se troppo numerosi, mettono paura. Inoltre le cifre possono trasmettere interessanti statistiche ma non storie, che ci servono invece per dare un volto a quello che leggiamo e a trasformarlo oltre che in riflessioni, anche in emozioni, senza le quali tutto rischia di rimanere astratto. Quando però bisogna dire a un giovane che ha bisogno di cure che per entrare nel reparto di psicoterapia adatto deve aspettare più di 4 mesi, quel numero improvvisamente si trasforma in emozione, anzi in tante emozioni. È un po’ come arrivare con una ferita al pronto soccorso e sentirsi dire che non è possibile suturare la ferita ma solamente applicare qualche cerotto…