Le domande ci guidano nell’incertezza

Risposte e soluzioni sono da sempre la cifra distintiva di chi fa carriera. Nella nostra società, la chiave del successo è risolvere i problemi, non generare nuovi interrogativi.

Il pensiero analitico e quello creativo sono infatti due competenze molto importanti. Abilità, queste, che richiedono la capacità di porre domande. Attraverso le risposte, infatti, non si analizzano le situazioni e non si generano nuove idee. Si sta, piuttosto, nella propria zona di comfort. Le risposte riguardano la soluzione. Le domande, invece, il problema. Sono loro che permettono di mettere in dubbio la visione dominante. Suggeriscono che la questione possa anche essere errata e permettono, così, di uscire dal conosciuto, aprendosi a innovazione e crescita. Supportano il pensiero strategico e la capacità di esplorare scenari nuovi.

In situazioni complesse, porre interrogativi permette altresì di superare l’ambiguità e di dare senso. Questi, aiutano a far chiarezza nell’incertezza e ad ottenere una comprensione dei fenomeni più puntuale. Tuttavia, è proprio nell’incertezza che maggiormente si fatica ad affidarsi alle domande.

Dal momento che le domande accompagnano fuori dalla zona di comfort, diventano una sorta di minaccia. In periodi già incerti, sommano ulteriore precarietà allo scenario. In un momento in cui c’è necessità di punti fermi, mettono in discussione le certezze. Non porre domande diventa in qualche modo una strategia di mitigazione dell’ansia. Emozione che si genera quando il futuro è sconosciuto e lo si teme.

Certo, gli interrogativi consentono anche di ottenere informazioni che possono essere preziose per la propria tranquillità, ma il percepito è che avvenga piuttosto il contrario. Le domande sono vissute come potenziali fonte di informazioni ulteriormente destabilizzanti. In un certo qual modo, si preferisce non sapere di non sapere. Che è pur sempre un sapere. E, dunque, una forma sottile di certezza.

Ebbene, l’evitamento dell’incertezza è una delle caratteristiche in base alla quale si differenziano le varie culture. Vi sono infatti società, come ad esempio quella giapponese, che più di altre sono stressate dall’ambiguità e dalla mancanza di struttura e si sentono a loro agio con regole e codici comportamentali rigidi ossia con le risposte. Altre nazioni invece (ad esempio la Svezia) si caratterizzano per una maggiore propensione al pensiero divergente e all’innovazione. E, dunque, alle domande.

Nel nostro Paese si difende la cultura di ciò che è certo: sono le risposte ad essere, pertanto, ricercate.

Le domande non sono solamente funzionali all’innovazione e alla gestione della complessità ma permettono anche di consolidare le relazioni consentendo di approfondire la conoscenza reciproca e, dunque, di tessere legami sociali più stretti. Favorendo, peraltro, la collaborazione.