Le imprese familiari sono come le altre se non fosse per il fatto che sono possedute da un’organizzazione fatta di soci consanguinei. Da questo discende il dovere per le famiglie imprenditoriali di assicurarsi che ogni generazione esprima almeno un imprenditore che si prenda cura dell’attività di famiglia.
Certo, la famiglia imprenditoriale deve anche far sì che i soci siano responsabili e coscienti del loro ruolo, che la governance sia chiara, funzionale e permetta a tutti di essere rappresentati, che i conflitti siano gestiti per tempo, che l’informazione sia fornita in modo copioso e costante; ma tutto questo sarebbe inutile senza l’attività economica, e questa non dura neanche tre generazioni se non ci sono alcuni familiari che svolgono il ruolo di imprenditore.
Le famiglie imprenditoriali che rispondono a questa complessità rendendo più semplice e più accattivante l’ingresso in azienda non potrebbero commettere un errore più grande. Non ci sono imprenditori dove non c’è volontà, ferrea e rigorosa, di anteporre a sé stessi l’impresa, prima, e la famiglia, poi.
Volontà necessaria perché il compito di ogni generazione è adattare l’impresa al mutato contesto competitivo in modo che possa, innovando attraverso la tradizione, crescere e prosperare. La necessità di anteporre l’impresa e la famiglia a sé stessi è necessaria perché il ruolo di imprenditore richiede molti sacrifici anche personali, non solo a favore dell’impresa, dei suoi clienti, dei suoi dipendenti ma anche a favore di altri familiari.
Solo i giovani che in modo cosciente accettano questo saranno dei buoni imprenditori e contribuiranno a fare della famiglia imprenditoriale un buon azionista dell’impresa.
Lavorare nell’azienda di famiglia è certamente un percorso difficile e bisogna considerare che deve piacere meritarla, anche se difficile.